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ISBN: 978-88-7088-649-8
Pagine: 228
Anno: 2017

Credito e morte a Palermo nel Seicento

Categoria: .

€20.00

Com’era possibile concedere o avere denaro in prestito nell’ancien
régime, che noi immaginiamo come società dove i diritti di
proprietà erano alquanto incerti, le relazioni sociali segnate da
un basso grado di fiducia e dove, per di più, la giustizia era un
mondo imprevedibile del quale non ci si poteva fidare? Nella
Palermo seicentesca, come in molti altri contesti della prima
età moderna, l’economia dei contratti conviveva con l’economia
del dono improntata sulla logica della reciprocità
(carità/gratitudine). Tale convivenza è il filo rosso che tiene
insieme il caso relativo a don Camillo Barbavara – artista/sacerdote/
finanziere che costruisce il suo giro d’affari nei decenni a
cavallo della rivoluzione del 1647 – e le relazioni sociali intessute
all’interno dell’Unione del Miseremini, di cui don Camillo
era cappellano. Qui prendono forma gli interessi e le storie di
alcune delle famiglie dell’élite della capitale del Regno che
usano il sodalizio religioso per mettere in atto i propri disegni
devozionali e di trasmissione ereditaria dei propri patrimoni. Il
percorso biografico di don Camillo emerge dalle fonti con
un’incoerenza che lascia disorientati. Perché mai un artista con
una fama indiscussa e una sicurezza economica ormai solida
avrebbe dovuto ripensare tutto? Nel momento in cui egli compie
la scelta di ritirarsi (o quasi) dall’oreficeria, avvia la propria
esistenza su due strade apparentemente contrastanti: il sacerdozio
e gli affari. Ed è lì che il mondo spietato del credito sembra
convivere con quello caritatevole della benevolenza.

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