Nel suo nuovo libro Per Ernst Cassirer. Studi di filosofia e storia della filosofia (La scuola di Pitagora, Napoli 2024), Fabrizio Lomonaco dedica il saggio Teorie moderne del mito politico alla discussione e all’interpretazione del numero monografico della rivista «Cassirer Studies»: Modern Political Myths (Bibliopolis, 2022).
Riportiamo qui alcuni passaggi salienti.
Si deve alle cure esperte di Giulio Raio un denso e significativo fascicolo dei «Cassirer Studies» che, a cento anni dell’avvento del fascismo, raccoglie le ricerche di autorevoli studiosi sulle teorie del mito politico in età moderna. È, in questo senso interessante già la prima occasione di riflessione critica offerta da Raio che, in Foreword, ricorda l’impegno del germanista italiano Renato Solmi (Cassirer e il mito dello Stato del 1951) sui limiti di un’interpretazione che da speculativa è diventata riflessione sulle tecniche di propaganda in un dato momento storico, a fascismo compiuto. Ma le questioni e le argomentazioni non ripercorrono le linee assai ben note della celebre opera postuma del pensatore di Breslavia (The Myth of the State), ma piuttosto investono problemi di filosofia e di estetica, di etica e politica […] Sono in questo caso molto interessanti gli spunti di riflessione sollecitati dall’opera di Blumenberg al centro di gran parte dei contributi del fascicolo in esame.
Paul Cortois e Marc Tassier offrono un documentato confronto, prospettando convergenze e divergenze, nonché elettive affinità tra i due pensatori […]. Il punto opportunamente sottolineato è la centralità nel pensatore di Breslavia del nesso di conoscenza e verità, come motivo teorico fondamentale del sapere filosofico, ricostruito con i riferimenti a Platone alla luce dell’idealismo trascendentale di Kant che privilegia il polo scienza-filosofia. […] Blumenberg dà una significativa ‘correzione’ che non nega il progresso ma lo riferisce ai campi della scienza e della tecnologia, senza poterlo mai considerare in generale e in assoluto, perché occorre richiamare il «local progress» in cui agiscono le diverse e alternative condizioni etiche e soprattutto politiche. Tale struttura polifonica del mito non è solo la sua ricchezza ma l’antidoto a ogni attacco, a ogni «demonic potential of myth».
Esther Oluffa Pederson coinvolge temi di storia ispirati da Meinecke e di teoria politica provocati dalla Arendt […] Mi sembra efficace l’identificazione in Cassirer di una «evolutionary perspective» quale punto di partenza «for cultural forms» convergenti e, insieme, smentite. Il mito è la matrice dell’Urphänomen, la spontanea attività simbolica, […] ma mostra tutti i suoi ambigui profili teorici quando assume «a dark power», provocando «a drastic regression of civilization». […] L’esame critico delle nette divergenze tra Cassirer e Blumenberg giunge a un punto di equilibrio […] nell’affermazione dell’autonomia dell’uomo e della cultura (Cassirer), nella difesa della libertà e della forza immaginativa del mito (Blumenberg).
L’opposizione tra «umanesimo politico» e concetto di mito come artificio di propaganda regge l’acuta analisi di Enno Rudolph, tesa a sottolineare le «posizioni complementari» dei due pensatori, accomunati dalla ricerca dei criteri delle teorie della storia e della cultura immessi nei miti politici (Cassirer) e da un metodo di comparazione delle caratteristiche comuni ai miti politici sia pure in contesti storici differenziati (Blumenberg).
L’analisi di Raio si muove su trasversali piani di riflessione, differenziati nei toni e nei contenuti ma convergenti su logica e mondo della vita […]. Mi sembra rilevante il denso incipit dedicato alla comprensione del primitivo e del primitivismo in Gombrich, perché nella richiamata conferenza napoletana del 1984 si fissano due capillari distinzioni-gradazioni in senso estetico della questione: un «aut logico» non primitivo e più progredito e un «aut metalogico», metafora del ciclo della vita che ha il suo luogo d’origine nella «Vasari’s organic metaphor of the arts as human bodies». Il tema è, poi, sviluppato in acute osservazioni sulla «maestria (che) si presta all’abuso» e sul «sublime» dotato di «an aura (that) cannot be recreated as will» e che, perciò, consente di cogliere i termini della decadenza dei miti «for the question of dead myths, of dead forms (totenFormen). Qui le argomentazioni di Raio entrano nel vivo dei confronti critici tra Blumenberg e Cassirer, muovendo dalla prefigurazione del mito. […] Essa impone una fenomenologia della figura tra intuizione eidetica e bisogno di figurazione, nascondimento delle fonti e autonomizzazione di sé in quanto figura collettiva.[…] «Cassirer […] poses a dual relationshpi between myth and history […] between history as knowledge of myth and myth as knowledge of history». Le argomentazioni di Mythos, testo postumo dei primi anni Quaranta, aprono […] all’analisi della forma-mito, alla conoscenza eidetica dei simboli e alla comprensione storica.
