Storia della violenza. Esercizi di filologia politica tra Atene e Roma
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L’intento principale di questo libro è di provare a vedere attraverso quali passaggi teorico-politici e concettuali si sia arrivati a quell’interdetto della violenza che caratterizza la modernità politica. L’interrogativo di partenza è quindi elementare: perché la violenza è oggetto di una così perentoria rimozione? Da qui, la domanda che propriamente ha fatto da guida alla ricerca: come viene concepita la violenza prima di Hobbes? Per rispondere, è stato innanzitutto necessario segmentare il campo di indagine, concentrando l’attenzione sull’antichità greco-romana. Come concepisce Omero la violenza, che definizione ne danno Eschilo e Sofocle, come la pensano Platone e Aristotele? Nel diritto romano, come viene trattata? E nella leggenda di Remo e Romolo? Come la tematizzano Cicerone e Sallustio? Sebbene il quadro finale sia risultato piuttosto frastagliato, è stato tuttavia possibile individuare alcune linee di continuità, lessicale e concettuale, che attraversano la tradizione occidentale.
