ISBN: 978-88-7088-691-7
Pagine: 324
Anno: 2022

Studi di filosofia

Collana: Loica
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40.00

Perché l’antica lingua greca, di cui si servono i pensatori dei secoli dal VI al IV a.C., per designare il concetto che noi oggi esprimiamo utilizzando la parola “essere”, impiega abitualmente il termine ἐόν (essente) e solo più di rado l’infinito εἶναι (appunto: “essere”)? Esiste una relazione che lega l’essere come concetto (contenuto del pensiero) all’essere che appartiene al pensiero, considerato in quanto ente? Che cos’è la negazione e come si rapportano, nella sua vettorialità logico/ontologica, il positivo e il negativo? Quale paradosso concettuale permette al tempo di apparire al pensiero, insieme, come manifestazione della contraddittorietà e come un presidio rispetto alla contraddizione? Che cosa significa “dimostrare” e che relazione lega il dimostrare alla verità? La verità è l’oggetto “neutro” del dire e del pensare? E in questa veste può anche essere negata? Sono davvero opposte, la metafisica e l’esperienza, come abitualmente si crede, o sono tanto intimamente legate da potersi risolvere l’una (la metafisica) nell’altra (l’esperienza)?

Ecco alcune delle domande alle quali gli scritti raccolti in questo libro tentano l’azzardo di una risposta. Ma la risposta a una domanda non è mai, in filosofia, la soluzione di un problema. È, piuttosto o casomai, il suo riposizionamento. È attraverso questo riposizionamento che il problema viene illuminato dalla domanda in un modo che consente a questa di tradursi nell’azzardo di una risposta. La domanda e la risposta sono così le due facce del pensiero, che proprio in questo voltafaccia attinge la sua più intima e schietta essenza speculativa.

Non si tratta di “andare oltre”, “superare”, “lasciarsi alle spalle” la morta spoglia disossata, la veste corporea senza più corpo di un problema che ha smesso di interrogarci, perché ne abbiamo colto e svelato la natura equivoca e fallace che ne faceva un problema e che ora non è, quindi, semplicemente più in grado di rappresentare un ostacolo alla penetrazione della verità. Si tratta, al contrario, di penetrare nel problema, inoltrandosi in esso per giungere a conquistarne il cuore: è lì, nella seduzione del problema, che la filosofia esprime, col voltafaccia del domandare, la sua più segreta propensione all’amore dell’azzardo.

 

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