Pagine: 386
Anno: 2022

Sul potere del papa

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A William Barclay (1546-1608), giurista e filosofo, scozzese di origine, ma francese di adozione,
toccò il destino di inaugurare la modernità attraverso la riformulazione di una teoria antica, quella
del diritto divino dei re. Noto per aver dato un nome alla minaccia ‘monarcomaca’ nel suo De regno
(Parigi, 1600), fu autore di un finora dimenticato De potestate Papae (postumo, 1609), di cui si
presenta per la prima volta al lettore italiano l’edizione, la traduzione e il commento. L’essere stato
campione del diritto divino dei re se gli meritò subitanee traduzioni in inglese e in francese, nonché
la veemente replica di Roberto Bellarmino e l’attenzione di fra Paolo Sarpi, fu probabilmente
all’origine della sua sfortuna presso i posteri. Avvocato dell’assolutismo e dei suoi diritti, come lo
ricorda John Locke, si impegnò nel trasferimento della sacralità del potere e dell’obbedienza a esso
correlata dalla corte pontificia romana alle corti politiche europee. In questo modo prestava la sua
intelligenza allo Stato (moderno solo in prospettiva) e fondava sulla verità (in)visibile della sua
divina istituzione quella legittimità che presto avrebbe mostrato tutte le sue contraddizioni se di lì a
un trentennio, ridotte definitivamente le ambizioni imperialistiche della Chiesa di Roma, sarebbe
caduta proprio oltremanica la prima testa coronata della storia dell’Europa moderna.

MELISSA GIANNETTA è assegnista di ricerca in Storia delle dottrine politiche presso il Dipartimento di
Scienze del Patrimonio Culturale dell’Università di Salerno. Ha pubblicato studi sul pensiero
politico medievale e della prima modernità e ha dedicato alla polemica tra William Barclay e
Roberto Bellarmino un’attenta disanima nel suo Il potere che interpreta. L’eco dell’esegesi dei duo
gladii di Bernardo di Clairvaux nel pensiero politico dei secoli XIV-XVII, Guida, Napoli 2022.

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